É ormai chiaro che le funzioni istituzionali del museo sono cambiate, in linea con il mutamento della società contemporanea che ha portato ad un naturale adeguamento delle stesse. Oggi quello che viene chiesto al museo contemporaneo è di dialogare con il maggior numero di persone, di coinvolgere target differenti e di rispondere alle esigenze del proprio pubblico con l’obiettivo di fidelizzare e mantenere vivi i rapporti con quest’ultimo.

Proprio la fidelizzazione è da considerarsi come un plus nella promozione culturale, in quanto strumento necessario per la creazione della community sui social, cioè un gruppo di persone legate da un interesse che partecipano attivamente all’attività online e ne sono spontaneamente coinvolti. Va da sé che per avere una community particolarmente dinamica, gli utenti destinatari della comunicazione devono essere necessariamente in target con l’offerta proposta, per questo motivo è importante una profilazione attenta e precisa dei soggetti che si uniscono alla rete. Ci tengo a sottolineare questo aspetto, perché per esperienza spesso mi sento dire che la comunicazione sui social sia fallimentare, quando invece è più probabile che a mancare sia una strategia di comunicazione che miri al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Cosa vuol dire in pratica? Facciamo un esempio facile facile: se la mia azienda produce abiti prémaman è abbastanza palese che il mio target siano le future mamme, per questo motivo quando andrò a creare la community social intorno al mio brand e quando vorrò promuovere i miei prodotti, dovrò inevitabilmente rivolgermi a loro. Certo in questa community non saranno utenti profilati i teenagers o i pensionati. Stesso approccio lo deve avere un ente culturale o un museo. La prima cosa da fare è: parlare nel modo giusto alle persone giuste. E’ a questo punto che si potrà instaurare una relazione continua e biunivoca con un pubblico che risponde che partecipa attivamente sulle nostre pagine social. Questo concetto di partecipazione si sposa perfettamente con quelle che sono le nuove funzioni del museo. Quando viene detto che il visitatore diventa protagonista intendiamo proprio questo,  che comunica con noi, che è al centro della nostra strategia e che le sue esigenze vengono interpretare dal sistema museale per restituire un servizio facilmente fruibile. Quello che oggi ci viene richiesto dal pubblico l’esperienza. Un dato rilevante che emerge da una recente ricerca fatta in alcuni musei europei indica che la maggior parte delle persone preferisce visite autonome alla visite guidate perché libere di affrontare il percorso in autonomia, con tempi e modalità proprie. Questo si avvicina molto a quelli che sono i nuovi metodi di consumo commerciale online che abbiamo adottato negli ultimi anni e ai quali la pandemia globale ha dato una notevole spinta. Quello che cerca il visitatore è quindi libertà di azione, libertà di fruizione che vengono vissute a seguito di una comunicazione che si rivela efficace perchè focalizzata sul giusto target. Tutto questo in qualche modo ci fa riflettere sulla complessità della comunicazione soprattutto nel momento in cui essa si affaccia sul mondo del digitale e sul fatto che sia sempre più stringente la necessità di un nuovo approccio, che comprenda nuove professionalitá, competenze e strumenti. Proprio grazie alla trasformazione digitale il museo diventa luogo del quotidiano, virtualmente e nella realtà.

Nello specifico le quattro aree di intervento dove è possibile muovere i primi passi verso la rivoluzione digitale sono: la digitalizzazione del patrimonio, la digitalizzazione di servizi e contenuti, nuove professioni, accessibilità e sicurezza. Il quadro attuale ci presenta una realtà frammentata che affonda le sue origini in un panorama culturale e museale sicuramente complesso che vede musei di diverse dimensioni e diverse tipologie di gestione, il che non facilità certo l’integrazione dell’innovazione digitale. Inoltre spesso si deve fare i conti in tasca alle amministrazioni, che non sempre sono in grado di attuare progetti digitali o di avviare collaborazioni con personale specializzato (basti pensare ai corsi di formazione per lo staff interno che potrebbero migliorare di gran lunga l’attività di promozione on-line)

È fondamentale iniziare a pensare al digitale come un’opportunità, non come un asset secondario, ma come un elemento essenziale e anzi sarà sempre più penalizzante non includerlo nella propria strategia comunicativa. Indispensabile affrontare questo percorso anche nell’ottica di un cambiamento generazionale al quale non è possibile sottrarsi, anche nell’ottica di creare una proposta lavorativa adeguata ai giovani di oggi che saranno i divulgatori del futuro.

Le nuove professionalità digitali che si affacciano sul panorama culturale sono:

  1. Digital Strategy Manager: questa figura avrà il compito di essere responsabile della strategia digitale del museo e della scelta tecnologica con cui divulgare i contenuti. Al Digital Strategy Manager è affidata la curatela dei contenuti, oltre che la gestione della situazione finanziaria e delle partnership.

    2Digital Interactive Experience Developer: figura prettamente tecnica, progetta e sviluppa esperienze digitali attraverso la scelta degli allestimenti multimediali più adeguati ai contenuti da divulgare, conduce analisi sull’utenza, favorisce il flusso di informazioni tra il museo e le aziende tech.

  2. Digital Collections Curator: è la figura che cura il patrimonio digitale del museo, fornendo informazioni sempre aggiornate sulle normative e sui copyright da rispettare.
  3. Online Community Manager: figura molto importante perchè gestisce tutta la comunicazione sul web, dalla creazione dei contenuti da declinare sui diversi mezzi di comunicazione sino alla gestione dei rapporti con la community.

Per attuare questo percorso di digitalizzazione, che abbiamo visto essere complesso, servono ovviamente anche strumenti nuovi, questo non significa abbandonare quelli che già abbiamo a disposizione. Sarebbe infatti un principio sbagliato, proprio perché quando si parla di comunicazione, si intende sempre che sia una comunicazione multicanale e che preveda l’uso di strumenti di promozione tradizionali insostituibili.

Nel prossimo articolo parleremo proprio di come realizzare un piano di comunicazione efficace attraverso l’uso coordinato di strumenti tradizionali e strumenti innovativi. Stay tuned!

Articolo: Chiara D’Aurizio

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